Complice l'estate e gli scenari possibili che questa stagione evoca nel corpo quanto nella mente, quest' anno ho scelto di organizzare il lavoro in modo tale da permettermi di godere pienamente di una lunga pausa Agostana, scelta rivelatasi tra le migliori mai prese.
Le mani, stavolta con il piglio giusto, ripescano letture riposte sugli scaffali della mia personale libreria per dedicarsi a letture interessanti che spesso non si riescono a concludere per scarsità di tempo, energia e una buona dose di concentrazione tutta rivolta ad altro.
Il saggio "Le dee dentro la donna" , pensato e scritto da Jean Shinoda Bolen psicoterapeuta ed analista junghiana, esplora il panorama dei modelli archetipici delle antiche divinità mitologiche, sempre validi e attuali, in quanto parte dell'immaginario collettivo.
Lo fa esemplificando in modo interessante gli aspetti della psiche e della personalità che attengono alla donna e al suo modo di relazionarsi alla vita e al mondo, tanto interiore quanto esteriore, con caratteristiche proprie ma anche condivise.
Questa lettura si apre con il capitolo dedicato alle dee Vergini, laddove il termine Vergine, come in altri contesti del Femminino, indica la propensione della donna all' autonomia e alla realizzazione di se stessa mirando all' emancipazione intellettuale, mentre si orienta verso obiettivi e fini profondamente sentiti e, talvolta, innovativi per la società in cui essa agisce.
La prima delle dee Vergini è Artemide, altresì conosciuta come Diana nella mitologia romana.
Artemide, dea della caccia e Custode degli animali selvatici, abitante della Natura e accompagnata dal suo stuolo di fedeli Ninfe attiene al senso di autonomia ed espressione del Sé, inviolato e inviolabile.
E proprio questo suo modo di "sentire" e stare nel mondo che la guida lungo il suo cammino, senza il timore di essere insidiata dagli stereotipi legati alla donna come figura designata a custodia del focolare domestico, aspetti propri dell' archetipo Estia dea del focolare e del tempio.
Artemide incarna l'aspetto lunare nel binomio indissolubile con il suo fratello gemello Apollo, manifestazione dell' energia Solare quindi maschile. In quanto intimamente legata alla Luna, essa ricerca luoghi e tempi che le permettano di apprezzare e coltivare il suo bisogno di interiorizzazione e ritiro dai tempi stabiliti dall' esterno, errando nel fitto delle foreste e negli sconfinati spazi delle valli.
Soltanto potendo assecondare il proprio profondo sentire, Artemide resta focalizzata sui propri obiettivi per conseguirli, pena un profondo senso di frustrazione e perdita di sé.
Ricevendo in dono da suo padre Zeus arco e frecce in argento, di forgiatura ciclopica portati in superficie dalle profondità marine, Artemide corre veloce verso la foresta seguita dalle sue Ninfe, per scovare Pan e farsi affidare i suoi migliori cani da caccia.
Impaziente di provare i suoi nuovi doni si avventura in una battuta di caccia nel cuore della notte, lasciando che solo il chiarore della luna rischiari il suo cammino.
Nei miti che la raccontano Artemide, quando evocata, agisce in maniera chiara e decisa in aiuto alle donne vittime di ingiustizie e prepotenze; così più volte soccorre sua madre Leto e altre donne presenti nei racconti della mitologia greca.
Questo aspetto di solidarietà femminile contraddistingue la naturale vocazione della dea a considerare fondamentale l'amicizia tra donne e si incarna nella fanciulla sin dalla più giovane età.
E anche più tardi, in ambito lavorativo, lei sempre conserverà questa vocazione autentica a stringere alleanze con altre donne e colleghe; offrirà il proprio sostegno e guida a gruppi di solidarietà, organizzazioni di collegamento per donne e diversi contesti volti alla tutela e al sostegno dei diritti della donna.
Chi legge di Artemide, così come delle altre dee che tratterò nei prossimi articoli di questa sezione, ne può restare subito affascinata: sia chi sente di appartenerle per indole, vocazione e sentimento; sia per chi, sentendola non integrata nella propria personalità, potrà sentirsi spronata a cercarla, calandosi nella penombra dei propri territori inesplorati compiendo questa personale iniziazione.
E' questa del resto la sola modalità che ci permette di esplorare la nostra dimensione femminile e riflessiva, lunare e sapientemente legata alla Natura, intrinseca al nostro tempo ciclico e alle diverse fasi della nostra vita.
"Andare per luoghi selvaggi implica il riconoscimento di una dimensione "selvaggia" dentro di noi. [..] Le donne che seguono Artemide spesso fanno sogni più vividi. Vedono i luoghi e i simboli onirici al "chiaro di Luna""
Dell'ampio repertorio Yogico trovo che "Akarna Dhanurasana" sia l'Asana calzante a quelle caratteristiche artemidiane fin qui descritte.
La posizione dell'arciera/e è capace di richiamare alla mente la capacità di "mirare" l'obiettivo e assestare il colpo, centrando il bersaglio.
Il percorso stesso che conduce alla presa di questo Asana si manifesta intriso della capacità di sviluppare forza d'animo, perseveranza e acume mentale; riuscendo nell'intento di far riaffiorare alla mente del/la praticante lucidità di pensiero e capacità di discernimento e mondando il percorso da quegli elementi che distoglierebbero l'attenzione dal fine ultimo, auspicabilmente legato alla voce guida del cuore e di numinoso incoraggiamento.
In Giappone, il tiro con l'arco è una pratica considerata con religioso rispetto. Daisetz Teitaro Suzuki, nell'introduzione al libro "Lo Zen e il tiro con l'arco" dice che lo scopo di questa pratica è allenare la mente.
Colei/lui che si fonde con il proprio arco annulla qualsiasi senso di divisione. In Giappone la pratica del tiro con l'arco riveste una componente spirituale intrinseca, rappresentando un utile mezzo per il raggiungimento del fine spirituale.
Altro aspetto da considerare, come in tutta la pratica dello Yoga, è lo sviluppo della coordinazione tra respirazione e movimento. Durante la fase di maggiore tensione della corda, mentre lo sguardo mira l'obiettivo e la coscienza personale (Atman) cerca l'allineamento con quella universale (Paramatma).
Nell' atto di inspirare infondo il mio intero essere del Prana Cosmico acuendo così la visione del mio intento, con l'espirazione che segue avviene l'atto di resa dell'arciera/e che si rimette totalmente alla saggezza degli eventi, discostandosi dal raggiungimento dell'obiettivo. Come dire: dopo aver attinto alle mie capacità più pure e riconoscendo in me la dimora del Divino, rinuncio alle aspettative e ai desideri dell' ego, lasciando che sia l'intelligenza universale a disvelare ciò che ne germoglierà. Mi apro quindi alle mille possibilità che la vita potrà riservarmi.
Mantenersi quindi presenti a se stesse/i e all'ambiente che si abita, praticando la capacità del testimone di non lasciarsi ghermire dai propri attaccamenti e desideri.
L' Artemisia, secca e triturata, costituisce l'unico ingrediente dei sigari per la pratica della moxa: antica pratica medicamentosa della Medicina Classica Cinese che apporta calore, scioglie ristagni del Qi, cura stati febbrili e molto altro.
Tuttavia non sono da escludere manifestazioni allergiche in persone sensibili al fumo della pianta: usare con molta attenzione e soltanto dopo un' anamnesi accurata.
Della pianta di Artemisia Vulgaris, con oltre 350 varietà diverse, si racconta che sia stata donata dalla stessa dea Artemide alle donne per le numerose virtù che i suoi principi attivi hanno da offrire al benessere della sfera femminile.
Il suo oleolito e gli estratti fitoterapici vantano numerosi benefici per la salute della donna in quanto armonizzano quelle sintomatologie che possono caratterizzare il periodo mestruale, regolarizzando le disfunzioni ormonali, favorendo i parti e impedendo le false gravidanze, oltre ad essere ritenuta antidoto per qualunque veleno.
Preparare l'oleolito è semplice e sul web possono trovarsi le ricette spiegate passo passo. Dopo aver unito le parti aeree della pianta ad un olio vegetale, è necessario lasciar riposare la mistura al buio per 30/40 gg. e smuoverla quotidianamente.
Dopo il periodo di riposo e dinamizzazione si arriva alla fase di filtraggio: il composto oleoso così ottenuto potrà essere prelevato in proporzione adeguata e aggiunto a olio vettore puro, utilizzandolo a livello topico per impacchi e massaggi dalle proprietà antireumatiche, drenanti e antispasmodiche.
Del tutto sconsigliato l'utilizzo nella donna in allattamento per il sapore amaro della pianta che comprometterebbe quello del latte.
Questa è l' edizione del testo che sto leggendo con interesse e curiosità. L' autrice sviluppa largamente gli aspetti di luce e ombra presenti negli archetipi delle otto dee del pantheon greco; lo fa anche in considerazione dei contesti famigliari favorevoli e/o osteggianti la libera espressione e integrazione psichica dell' archetipo nella fanciulla. Non mancano i riferimenti utili e le pratiche per integrare in sé le qualità delle dee di cui si desidera approfondire la conoscenza.
Una lettura piacevolmente discorsiva e rivelatrice che offre diversi spunti alle donne di tutte le età e di diverse professioni. L'appassionante lettura di Artemide, personalmente, mi ha offerto la suggestione adatta a ricercare, studiare e sviluppare analogie con il contesto yogico, portandomi ad apprendere nuove vie di comunicazione e suggestioni che possano caratterizzare e arricchire i percorsi di yoga con il ritorno nelle sale da Settembre.
Se questa lettura ti è piaciuta, ti ha stimolata e incuriosita/o, lasciami un tuo commento: ti leggo con piacere!
Grazie e..che il potere della lettura sia con te!
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